
La filiera del Piemonte che diventa un calice
Bogia Nen, l’Orzo BOP e i salumi d’eccellenza
A Crinitaly, l’area nel Parco del Castello dedicata alle eccellenze, uno dei tre tre percorsi di degustazione birra-salumi che andranno in scena è quello dedicato a Bogia Nen, la prima filiera di birra piemontese certificata, con l’Orzo Bop, l’unico orzo da birra italiano certificato.
Bogia Nen: un nome che racconta 277 anni di carattere piemontese
Prima ancora di parlare di luppolo e malto, fermiamoci sul nome. Bogia Nen, in piemontese, significa “non si muove”, ed è una delle espressioni più identitarie del carattere regionale: determinata, tenace, radicata. E anche un po’ pigra, secondo le interpretazioni moderne.

L’espressione rimanda a un episodio preciso: il 19 luglio 1747, quando i soldati piemontesi difesero strenuamente il Colle dell’Assietta, in Val di Susa, respingendo l’assalto di un esercito francese nettamente superiore per numero. La frase che pronunciarono, “Nojàutri bogioma nen” — noi non ci muoviamo — divenne il simbolo di una resistenza che non cedette il passo al nemico.
Scegliere questo nome per una birra non è stato casuale. Come i soldati piemontesi, anche le materie prime con cui nasce la Bogia Nen sono radicate nel territorio e non varcano mai i confini regionali.
L’Orzo Bop: l’unico orzo da birra italiano certificato
C’è un progetto dietro tutto questo, e vale la pena raccontarlo.
L’Orzo BOP non è una varietà commerciale, non è uno stile standard. È il nome di un progetto nato attorno al Consorzio Birra Origine Piemonte (BOP): il primo MEB — Materiale Eterogeneo Biologico di orzo da malto iscritto ufficialmente in Italia, grazie al lavoro del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e di aziende pioniere del territorio.
Ed è l’unico orzo da birra italiano certificato.

La sua storia parte da lontano: da pochissimi semi di una varietà storica di orzo distico da birra, ritrovati in una vecchia cascina piemontese. Anni di riproduzione e selezione sul campo, e oggi quella popolazione è una filiera certificata.
È il pilastro agricolo della futura Birra del Piemonte IGP. E la tracciabilità è totale: dal campo al bicchiere, ogni passaggio è garantito.
Una birra 100% da filiera locale. In Piemonte. Finalmente.
La certificazione di “Birra da filiera piemontese”, rilasciata dalla Regione Piemonte, attesta la piena tracciabilità delle materie prime, dall’agricoltura alla produzione. Bogia Nen è prodotta con orzo e farro coltivati in Piemonte e con luppolo raccolto direttamente a Carrù (CN), lo stesso comune dove si trova il birrificio. Filiera corta nel senso più letterale: dalla terra alla sala cottura.
Inoltre, Bogia Nen riporta il bollino del Consorzio BOP – Birra Origine Piemonte, che riunisce coltivatori, agricoltori, birrai e produttori impegnati a garantire la qualità dell’intera catena brassicola regionale, dalla semina alla bevuta. Lelio Bottero, fondatore e birraio di Birra Carrù, è membro del Consiglio di Amministrazione del Consorzio e sta lavorando attivamente al percorso che punta al riconoscimento IGP per la birra piemontese.
Cosa aspettarsi dalla degustazione
Un percorso guidato che unisce le birre del progetto Bogia Nen — frutto della filiera BOP, prodotte dai birrifici del consorzio, tra cui i Birracarru — a una selezione di salumi d’eccellenza scelti dall’ONAS.
Lelio Bottero racconterà la filiera, l’orzo, il territorio. L’ONAS guiderà l’assaggio, spiegando perché un certo salume funziona con una certa birra e non con un’altra.
Non è una cosa che si vede tutti i giorni. Ed è solo su prenotazione, posti limitati.
Prenotazioni online in arrivo su crin.it. Tenete d’occhio il sito.
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